Libro: Grand Hotel Desyatka di Damiano Gallinaro

“Grand Hotel Desyatka” di Damiano Gallinaro

In questo articolo vi racconto la storia che c'è dietro l'ispirazione del libro "Grand Hotel Desyatka", perché, come come dico molto spesso, niente è per caso e molte volte il limite tra realtà e fantasia è così sottile che si fa fatica a capire attraverso quale lato dello specchio stiamo guardando le cose.

Luoghi altrove, tra segreti e silenzi in un viaggio attraverso la “Zona”

“Ci sono luoghi che ci raccontano la storia, con la potenza e l’immediatezza che superano ogni linguaggio. Chernobyl è uno di questi luoghi. Andrea Marghenzi ci racconta il suo viaggio all’interno della Zona di Esclusione, una tra le aree maggiormente colpite dall’esplosione nucleare avvenuta nell’aprile del 1986. Tutto era proibito, in alcuni casi anche respirare. Realtà e fantasia in questo romanzo sembrano alternarsi continuamente fino a confondersi, il contesto infatti è quello reale così come l’Hotel Desyatka, le vicende sono frutto della fantasia, ma a volte si ha l’idea che la realtà superi di gran lunga l’immaginazione. Il viaggio in macchina verso l’hotel suscita nell’animo del protagonista una serie di forti emozioni contrastanti. I colori appaiono diversi e il silenzio così innaturale avvolge ogni cosa. Anche gli animali sono scomparsi e la vita fa capolino di nascosto in mezzo al senso diffuso di abbandono e a luoghi inaccessibili che sembrano ancora oggi custodire dei segreti.”

Così viene ufficialmente presentato il libro “Grand Hotel Desyatka” di Damiano Gallinaro, dal 13 febbraio disponibile nella sua nuova versione ed edito dalla casa editrice Vertigo, un’anteprima del romanzo che ho il piacere di inserire nella rubrica “Racconti di autori” con una piccola intervista all’autore il quale ci racconterà paure, sentimenti e riflessioni del suo viaggio nella zona di esclusione che è stato fonte di ispirazione per il suo romanzo.

Grand Hotel Desyatka: il limite sottile tra realtà e fantasia

Damiano Gallinaro ha iniziato a scrivere all’età di 12 anni, dopo aver viaggiato con suo padre fino alla città di Novorossiski allora in Unione Sovietica, e da quella volta non ha mai smesso. Nel 1989 ha vinto il Primo Premio Adista-Dossier sezione “Poesia” con il componimento “Storie di Guerra“.
Finito il liceo si laurea in giurisprudenza e appena ne ha l’opportunità trasforma il suo interesse per i viaggi in qualcosa di più, laureandosi e addottorandosi in antropologia. Da allora alterna scritture etnografiche alla creazione di mondi.
Nel 2016 vince il Primo Premio “Affabula. L’arte di raccontare storie”, sezione “Racconto Breve”, con il racconto “L’Uomo di Selo” pubblicato nell’omonima raccolta “L’Uomo di Selo e altre solitudini balcaniche”. La raccolta contiene anche un racconto strettamente legato ad un progetto più ambizioso: la saga dei “Riparatori“. Volete scoprire chi sono? Allora vi invito a leggere i primi due capitoli della saga “L’Isola di Brumalia” e “Grand Hotel Desyatka”, quest’ultimo ambientato nella zona d’esclusione di Chernobyl… e proprio da qui voglio partire per raccontarvi di come è nato il romanzo di Damiano “Grand Hotel Desyatka”.

Da ormai molti anni mi occupo di organizzare tour all’interno della zona di esclusione di Chernobyl con varie partenze dall’Italia durante tutto l’anno. Damiano mi contattò a fine estate del 2018 esprimendo la sua volontà di partecipare al tour che avevo in programmazione per il novembre dello stesso anno. Fu così che ho conosciuto Damiano, passando assieme qualche giorno all’interno della zona di esclusione di Chernobyl in un viaggio incredibile che è stato fonte di ispirazione per il suo romanzo “Grand Hotel Desyatka”.

L’Hotel Desyatka, il quale da il titolo al romanzo, esiste davvero ed è ubicato all’interno della zona di esclusione, nel primo anello dei 30 chilometri, precisamente nella città di Chernobyl e fu base del nostro pernotto durante quel viaggio nel freddo novembre del 2018. Sospese tra realtà e fantasia sono anche molte altre situazioni e personaggi che popolano le pagine del libro: nel romanzo esiste “una storia dentro la storia” che tramite un sottile filo conduttore parte da Chernobyl per arrivare ai giorni nostri, portando il lettore a soffermarsi sulle somiglianze esistenti tra il 1986 e il 2020.

Cosa accade quindi quando una segretaria un po’ svampita prenota al malcapitato Andrea Marghenzi una stanza in un hotel all’interno della zona di esclusione di Chernobyl? E’ possibile entrare nella zona di esclusione con solo una prenotazione online per una camera d’albergo? Chi sono i “Riparatori”?

Non voglio svelarvi oltre ma desidero fare assieme a voi due chiacchere assieme all’autore, che anche lui come molti di voi che state leggendo, ha vissuto il periodo di Chernobyl nel 1986 con un misto di apprensione e paura e se lo è portato dentro da sempre… Spesso sono solita dire che ci sono luoghi i quali ce li portiamo dentro per tutta la vita e in cui siamo destinati prima o poi ad arrivare.

“Grand Hotel Desyatka” di Damiano Gallinaro, copertina flessibile, 60 pagine, acquistabile online e nelle librerie.

Le origini della storia: conversazioni con l’autore Damiano Gallinaro

Francesca: Torniamo indietro di qualche anno, all’autunno del 2018, al tempo in cui ti stai preparando alla partenza per il viaggio che ti condurrà nella zona di esclusione di Chernobyl. Quali erano le tue aspettative, le tue paure e i tuoi timori di quel viaggio? E perché hai deciso di viaggiare in un luogo così insolito e fuori dalle rotte comuni?

  • Damiano: Era da qualche tempo che avevo in mente di visitare la Zona d’Esclusione di Chernobyl, ma per vari motivi continuavo a rinviare. Poi cercando sul web mi sono imbattuto nel tuo meraviglioso sito e sono rimasto affascinato dalle foto e dal tuo “sguardo” antropologico su Pripyat e le sue storie. A quel punto ho capito che avevo trovato la persona giusta che mi potesse guidare all’interno della Zona d’Esclusione. Sono uno di quelli che vengono definiti in antropologia “viaggiatori degli intersizi”, un modo diverso di definire i “dark tourists”, e quando viaggio vado sempre alla ricerca di luoghi ai margini della mappa, spesso abbandonati. Mi interessa, come uno sciamano, mettermi in ascolto dello spirito dei luoghi. E nessun posto come Pripyat secondo me, ha storie nascoste da raccontare. Prima di partire chiaramente ero in preda a diversi stati d’animo, ero “carico” come si dice in genere, di aspettative e di curiosità, paure no, ma siccome avrei viaggiato con persone che non conoscevo, come mi accade spesso, essendo tendenzialmente timido, mi domandavo come mi sarei integrato nel gruppo. Poi devo dire che tutto è andato oltre le mie migliori speranze e previsioni.

Francesca: In “Grand Hotel Desyatka” viene narrata la storia che vede come protagonista Andrea Marghenzi, molti degli aneddoti narrati sono basati su eventi realmente accaduti e alcuni dei personaggi descritti nel libro ricalcano storie, personalità e fisicità di persone reali. Quanto c’è di vero in “Grand Hotel Desyatka”? Ho partecipato in prima persona con te al viaggio che ha ispirato il tuo libro e ho notato che tra le pagine della storia molto spesso c’è un limite molto sottile tra realtà e fantasia.

  • Damiano: In Grand Hotel Desyatka, in effetti, è difficile per chi non ha visitato la Zona d’Esclusione rendersi conto del tutto dove finisce la realtà e dove inizia la finzione, anche perché chi può dire se alcune cose che sembrano finzione non siano in realtà verosimili? E’ la bellezza dei luoghi di “confine”, dei wormhole, luoghi carichi di “energia”dove tutto è possibile. C’è molto di vissuto reale anche se romanzato, anche perché non riesco a scrivere o creare mondi che non hanno attinenza con una realtà che ho vissuto in prima persona. Non so se sia un limite o meno, ma uno scrittore di cui purtroppo non ricordo il nome, ha detto che c’è così tanto da raccontare nella realtà che non riusciva a capire chi creava delle storie dal nulla. Il racconto vuole essere anche uno stimolo a visitare Chernobyl per scoprire in prima persona cosa c’è di reale o di “finzione” nella storia, anche se nella postfazione “La Storia dietro la storia” si propongono alcune chiavi di lettura.

Francesca: Sono solita dire a tutti che una volta che si visita Chernobyl si torna a casa cambiati almeno in una delle pieghe della nostra anima e che è impossibile uscire dalla zona di esclusione nello stesso modo in cui siamo entrati. Ovviamente tutto questo accade se ci si approccia all’intera vicenda con il cuore aperto e con la giusta mentalità ed il doveroso rispetto. Cosa ti ha lasciato quella tua esperienza vissuta a Chernobyl? E quando e perché hai deciso di scrivere “Grand Hotel Desyatka”?

  • Damiano: La visita alla zona d’Esclusione mi ha lasciato dentro tante emozioni, sensazioni e riflessioni che solo il tempo sa dove mi porteranno. In effetti è difficile che una persona che abbia visitato la Zona d’Esclusione torni nel suo mondo uguale a quella che era prima della partenza. L’incontro con lo spirito dei luoghi, con le storie raccontate e taciute, con i colori e i suoni o la loro assenza, cambiano qualcosa dentro, si diventa, io penso, più disposti a percepire quello che non si vede, più predisposti ad un ascolto “altro”. Quando sono tornato in Italia ci ho messo un po’ per capire come gestire tutte queste sensazioni. C’è un solo modo che conosco per cercare di mettere in ordine, quando possibile, sensazioni ed emozioni, e da sempre è la scrittura. E allora ho fatto proprio questo ho iniziato a scrivere, ma devo dire che in un certo senso mi mancava il finale, che comunque resta aperto, e ho dovuto aspettare che il mondo sperimentasse una nuova forma di esclusione per concludere la storia. Durante il lockdown di marzo 2020, un periodo terribile che ancora chissà per quanto non riusciremo a scrollarci di dosso, tutto divenne “illuminato” per dirlo alla Safran Foer.

Francesca: Leggiamo in apertura che “Grand Hotel Desyatka” è dedicato a Ivan Ivanovich, uno degli ultimi “samosely” della zona di esclusione, tristemente venuto a mancare lo scorso anno ma che tu hai avuto il piacere di conoscere durante il tuo viaggio a Chernobyl. Uno dei personaggi presenti nel libro è ispirato alla sua figura mentre altri sono lo specchio di alcuni ragazzi che hanno partecipato assieme a te a quel viaggio. Ho adorato leggere le somiglianze con le persone che fecero parte di quel gruppo ed anche io posso dire di avere una parte in questa storia visto che vi è presente anche di una ragazza con i capelli rosa…
E tu, tra tutti i libri che hai scritto (“L’uomo di Selo”, “L’isola di Brumalia” e “Grand Hotel Desyatka”) in quale personaggio ti rispecchi di più? C’è qualcosa di te in Andrea Marghenzi?

  • Damiano: Ogni personaggio raffigurato nel racconto ha un suo “avatar” nel mondo reale, anche se spesso racchiude tratti di più persone incontrate nel viaggio. Andrea Marghenzi ad esempio è in gran parte il mio alter ego, ma ci sono personaggi come Ivan, il “caronte” che accompagna Marghenzi nel mistero di Pripyat che in realtà è l’idealizzazione di un idealtipo, un character, di alcuni personaggi “borderline” che spesso s’incontrano nei paesi balcanici o dell’ex blocco sovietico. Anche alcuni dei “Riparatori”, poi, come dici giustamente hanno un riferimento fisico ben preciso. Quando scrivo appunto perché non riesco ad astrarmi completamente dalla realtà, prendo spunto dalle persone che ho incontrato. In questo caso ho fatto di più, ho reso omaggio a persone che sono da allora dei punti di riferimento nella mia vita reale e che hanno influito sul mio modo di percepire le realtà “altre”. C’è poi un personaggio che è reale a tutti gli effetti ed è, appunto, Ivan Ivanovich. Quando è venuto a mancare qualche mese fa, mi sono sentito come se fosse andata via una parte di me, anche se avevo avuto modo di incontrarlo solo per un’oretta. Ma ci sono persone che con la loro storia, il loro sguardo, la loro umiltà, sono capaci di restare nel cuore per sempre. Non so se avete letto Maus il capolavoro a fumetti di Spiegelman sull’Olocausto. C’è una frase che mi è rimasta per sempre nel cuore, mentre il padre racconta la storia del suo personale olocausto, Spiegelman sussurra : “ Mio padre sanguina storia”. E Ivan Ivanovich è proprio una di queste persone che “sanguinano storia” e che in qualche modo finiscono per “marchiare” l’animo per sempre. Nei romanzi che ho scritto ci sono alcuni personaggi oltre ad Andrea Marghenzi in cui mi identifico, uno è sicuramente Padre Johannes che è uno dei protagonisti de “L’Isola di Brumalia” racconto che idealmente è il primo capitolo della Saga dei Riparatori di cui Grand Hotel Desyatka” e il secondo. Il terzo è quasi terminato e anche lì ci saranno “ospiti speciali”.

Francesca: Considerando il pubblico che legge gli articoli sul mio sito e sui miei canali social, la maggior parte di loro sono curiosi e appassionati della storia di Chernobyl e fanno anche parte della nostra generazione, quella che ha vissuto Chernobyl da lontano ma comunque pur sempre in presa diretta nel 1986. Molti di loro sicuramente ricordano le settimane successive all’incidente in cui tutti avevamo il timore della “nube di Chernobyl” che stava passando sopra all’Italia e sono sicura che anche tu ti sei portato dentro per tutta la vita questo ricordo. Dopo aver visto con i tuoi occhi, ma soprattutto dopo aver ascoltato con il tuo cuore quello che si riesce a percepire nella zona di esclusione, prova a spiegare a loro che cosa è veramente Chernobyl quando viene vista in prima persona.

  • Damiano: Chernobyl per noi che eravamo piccoli o giovani nei secondi anni ottanta, fa parte di uno di quei racconti di fondazione, quelle storie da raccontare a figli o nipoti che entrano a far parte della nostra storia, segnandola, come ad esempio la morte terribile di Alfredino Rampi. Per molti di noi è esistito un mondo prima o dopo Chernobyl. Ma fino a quando non si entra nel cuore del dramma, non si ascoltano le storie che ora sono nel vento, per citare Guccini, non si riesce a comprendere il dramma nella sua complessità. Chernobyl rappresenta per me il momento in cui l’Unione Sovietica ha perso per sempre la sua “innocenza”, il momento in cui non si poteva più fingere, in cui tutto si è rivelato. Quando si visitano questi che per me sono dei luoghi sacri, come dei templi, si avverte quella “smisurata preghiera” di cui parla De Andrè. E’ un pellegrinaggio nella sacralità del sacrificio di persone a noi spesso ignote e che invece hanno cambiato il corso della storia e salvato il mondo. Solo stando lì si comprende come non si può prescindere dal conoscere quanto accaduto a Chernobyl. La conoscenza e la comprensione di quanto accaduto ci fa comprendere come il mondo sia cambiato da allora. Le piccole storie sono i granelli essenziali della grande Storia, vi invito a viaggiare e a “incontrare” le piccole storie che riempiono di senso l’esistenza.
Nella prima foto: L’autore Damiano Gallinaro (il primo a sinistra) durante il tour a Chernobyl nel 2018 che ha ispirato il suo romanzo. Nella seconda foto: l’autore ad una fiera letteraria alla presentazione dei suoi libri.

Informazioni aggiuntive sul libro “Grand Hotel Desyatka”

  • Editore : Vertigo (febbraio 2021)
  • Lingua : Italiano
  • Copertina flessibile : 60 pagine
  • ISBN-10 : 8862068050
  • ISBN-13 : 978-8862068055
  • Peso articolo : 105 g
  • Dimensioni : 21 x 0.5 x 14 cm
  • Sito dell’autore: Damiano Gallinaro

Il libro “Grand Hotel Desyatka” di Damiano Gallinaro è acquistabile anche nelle librerie online e potete trovare le informazioni sul sito dell’autore.

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