Bornholm, l’isola dove la guerra finì più tardi
Bornholm è una piccola isola danese nel Mar Baltico, conosciuta per le sue spiagge bianche, le scogliere e i piccoli villaggi affacciati sul mare. Ma dietro un paesaggio apparentemente tranquillo si nasconde la storia poco conosciuta dell’occupazione sovietica di Bornholm, uno degli ultimi e più insoliti capitoli della Seconda guerra mondiale in Europa.
Sono arrivata qui per una settimana di vacanza, attratta non soltanto dalla natura dell’isola ma soprattutto dal suo passato. Bornholm, infatti, visse una conclusione della guerra molto diversa dal resto della Danimarca.
Dopo cinque anni di occupazione tedesca, nel maggio del 1945 sull’isola arrivò l’Armata Rossa. La presenza delle truppe sovietiche sarebbe durata quasi un anno, lasciando dietro di sé storie e testimonianze ancora visibili.
Durante il mio viaggio sono andata alla ricerca di alcune di queste tracce: il cimitero sovietico di Allinge e persino una misteriosa pietra nascosta vicino a un faro.
Come arrivare sull’isola di Bornholm
Il modo più semplice per raggiungere Bornholm dall’Italia è arrivare prima a Copenaghen. Da qui si può proseguire con un volo per l’aeroporto di Bornholm, vicino a Rønne, oppure raggiungere l’isola via mare.
Una volta arrivati, avere un’auto permette di esplorare facilmente anche i luoghi più isolati. Io ho scelto proprio questa soluzione, prenotandola in anticipo e ritirandola direttamente all’aeroporto.
Bornholm è comunque attraversata da una buona rete stradale e da numerose piste ciclabili, quindi le alternative per muoversi non mancano.
L’occupazione sovietica di Bornholm nel 1945
La Germania occupò Bornholm nell’aprile del 1940, come il resto della Danimarca. La posizione dell’isola nel Mar Baltico le conferiva però un’importanza strategica particolare.
Cinque anni più tardi, quando la guerra in Europa stava ormai finendo, Bornholm si trovò in una situazione quasi paradossale.
La sera del 4 maggio 1945 la Danimarca ricevette la notizia della resa delle forze tedesche nel Paese. Mentre nelle strade di Copenaghen iniziavano i festeggiamenti, a Bornholm la guerra non era ancora terminata.
Il comandante tedesco dell’isola, Gerhard von Kamptz, non intendeva arrendersi alle forze sovietiche. I tedeschi speravano invece di consegnarsi agli Alleati occidentali.
L’Armata Rossa decise quindi di intervenire.
I bombardamenti sovietici di Rønne e Nexø
Il 7 e l’8 maggio 1945 l’aviazione sovietica bombardò Rønne e Nexø, le due principali città dell’isola.
I danni furono enormi. Interi quartieri vennero distrutti o gravemente danneggiati, anche se l’evacuazione della popolazione prima degli attacchi contribuì a limitare il numero delle vittime civili.
Morirono dieci abitanti di Bornholm; ci furono inoltre morti e feriti tra militari tedeschi e profughi presenti sull’isola.
Per gli abitanti la situazione dovette apparire surreale. Mentre Bornholm veniva bombardata, dalla radio arrivavano soprattutto le notizie dei festeggiamenti per la liberazione in corso nel resto della Danimarca.
La guerra era finita. Ma non qui.
L’Armata Rossa a Bornholm: lo sbarco del 9 maggio 1945
Il 9 maggio 1945 le prime forze sovietiche presero il controllo del porto di Rønne. La guarnigione tedesca presente sull’isola si arrese e iniziò così un nuovo capitolo della storia di Bornholm.
Le truppe sovietiche si distribuirono successivamente in diverse zone dell’isola. Alcuni soldati raggiunsero in treno Sandvig e proseguirono verso Allinge, dove incontrarono membri della resistenza danese e abitanti incuriositi dal loro arrivo.
La presenza sovietica non sarebbe stata breve.
Per quasi un anno migliaia di soldati rimasero a Bornholm. Molti vennero sistemati nella parte settentrionale dell’isola, utilizzando alberghi, pensioni, ostelli e accampamenti.
Ancora oggi nei boschi di Hammersholm esiste un’area chiamata Russersletten, la “pianura dei russi”. Sui pendii verso Hammersøen e Hammerknuden si possono inoltre riconoscere alcune vecchie trincee risalenti a quel periodo.
Le forze sovietiche lasciarono Bornholm il 5 aprile 1946. L’isola tornò così completamente sotto il controllo danese e, a differenza dei Paesi dell’Europa orientale, non entrò nella sfera politica controllata dall’Unione Sovietica.
Per approfondire: per conoscere meglio la storia e le operazioni dell’Armata Rossa durante la Seconda guerra mondiale, consiglio La grande guerra patriottica dell’Armata Rossa 1941-1945 di David M. Glantz.
Il cimitero sovietico di Allinge
Una delle testimonianze più evidenti dell’occupazione sovietica di Bornholm si trova ad Allinge.
All’estremità occidentale del cimitero cittadino si trova il Russerkirkegården, il cimitero russo, dove riposano 30 militari sovietici morti durante la permanenza sull’isola.
Il luogo si può visitare liberamente e si riconosce immediatamente per i simboli sovietici presenti all’ingresso.
Al centro si trova un monumento dedicato ai militari sepolti qui.
Visitandolo oggi, nel silenzio di un piccolo cimitero di un’isola danese, è difficile non pensare a quanto lontano da casa fossero arrivati quei ragazzi negli ultimi giorni di una guerra che sembrava essere già finita.
Una traccia dell’occupazione sovietica di Bornholm: la pietra di Erastov
La seconda traccia che sono andata a cercare è molto più nascosta.
Vicino al faro di Hammeren si trova una rudimentale pietra commemorativa legata alla storia di Nikolaj Erastov, ufficiale sovietico arrivato a Bornholm nel maggio del 1945.
Erastov era nato il 20 febbraio 1918 ad Algeshevo, nell’attuale Repubblica di Ciuvascia, a centinaia di chilometri a est di Mosca.
Entrato giovanissimo nell’Armata Rossa, prestò servizio nella 18ª Divisione fucilieri e nel 419º Reggimento. Combatté anche in Carelia, sul fronte tra Finlandia e Unione Sovietica.
Il 30 luglio 1944 ricevette l’Ordine della Stella Rossa, una delle decorazioni militari sovietiche.
Dopo essere passato da Kołobrzeg, nell’attuale Polonia, nel maggio del 1945 arrivò infine a Bornholm.
Non sarebbe rimasto sull’isola a lungo.
La morte di Nikolaj Erastov
È qui che la storia diventa molto meno chiara.
Erastov morì il 22 maggio 1945, appena pochi giorni dopo il suo arrivo a Bornholm. Le circostanze della morte sono state oggetto di ricostruzioni differenti e ancora oggi non esiste una versione definitivamente accertata.
Una testimonianza legata alla famiglia dell’allora guardiano del faro racconta della presenza di numerosi soldati sovietici nella zona di Hammeren e riferisce di un ufficiale punito per un grave episodio avvenuto durante l’occupazione.
Secondo una delle ricostruzioni, quell’ufficiale sarebbe stato proprio Erastov e sarebbe stato giustiziato dai sovietici. Altre fonti, tuttavia, indicano una causa di morte differente.
Anche la documentazione disponibile non permette di chiudere definitivamente la questione.
Ed è forse proprio questa incertezza a rendere la pietra di Hammeren ancora più interessante: non racconta soltanto la storia di un soldato, ma anche quanto facilmente alcuni avvenimenti possano perdersi nelle pieghe della storia.
Il ritrovamento della pietra di Erastov dopo l’occupazione sovietica di Bornholm
Dopo la partenza delle forze sovietiche da Bornholm, qualcuno rimosse la pietra dedicata a Erastov e la gettò nella vegetazione, dove rimase dimenticata per quasi trent’anni.
Negli anni Settanta, durante alcuni lavori di conservazione della natura nell’area di Hammeren, qualcuno la ritrovò. La pietra trovò poi una sistemazione temporanea presso il faro di Hammerodde, prima di tornare vicino al faro di Hammeren, dove si trova ancora oggi.
Nel 2021 il Bornholms Museum la ospitò temporaneamente nella mostra “Russerne kommer”, dedicata all’arrivo dei sovietici sull’isola.
Io, invece, torno a Bornholm praticamente ogni anno. E ogni volta salgo fin quassù.
Accanto alla pietra c’è un tavolino da picnic e ormai è diventato una specie di appuntamento: mi siedo, guardo il Baltico e passo qualche minuto con Nikolaj. Nel frattempo gli racconto cosa è successo dall’ultima volta.
Ultimamente gli ho anche spiegato che, a più di ottant’anni dalla sua morte, c’è gente che arriva sul mio sito cercando il suo nome su Google. Non so quanto possa interessargli la SEO, ma mi piace pensare che la cosa lo diverta.
In fondo, dopo essere rimasto dimenticato tra la vegetazione per trent’anni, Nikolaj Erastov ha ricominciato a farsi trovare.



