Ex centrale termoelettrica del Letimbro a Savona

L’ex centrale termoelettrica del Letimbro a Savona, costruita alla foce del Letimbro nei primi anni del Novecento, fu uno dei maggiori impianti termoelettrici europei dell’epoca. Oggi la sua architettura industriale sopravvive all’interno del complesso commerciale La Città sul Mare, trasformata ma tutt’altro che cancellata.
Ex centrale termoelettrica del Letimbro a Savona oggi La Città sul Mare
Immagine: Veduta dell’ex centrale termoelettrica a Savona alla foce del Letimbro, con gli edifici della storica centrale termoelettrica oggi integrati nel complesso commerciale La Città sul Mare.

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Ex centrale termoelettrica del Letimbro a Savona: da centrale termoelettrica a centro commerciale

Se non conoscete la storia dell’ex centrale termoelettrica del Letimbro a Savona, passando di qui probabilmente vedete semplicemente un centro commerciale. Attività, parcheggi, spazi pedonali e persone che entrano ed escono da un edificio che ormai sembra avere ben poco a che fare con la produzione di energia.

Io, ovviamente, vedo una centrale termoelettrica.

Perché “La Città sul Mare di Savona”, prima di diventare il complesso commerciale che conosciamo oggi, aveva una funzione decisamente diversa: qui si produceva energia elettrica.

La centrale sorse alla foce del Letimbro nei primi anni del Novecento e divenne uno dei maggiori impianti termoelettrici europei dell’epoca. Dentro questi edifici lavoravano caldaie e turboalternatori capaci di sviluppare complessivamente 22.000 kW.

Oggi i macchinari non esistono più e da decenni l’edificio ha perso la sua funzione industriale. La centrale, però, non è sparita insieme a loro.

Tra le nuove attività e gli spazi che oggi occupano il complesso sopravvivono ancora parti dell’architettura originaria. Finestre, strutture e dettagli in ferro continuano a raccontare cosa fosse questo posto molto prima che qualcuno decidesse di dargli una seconda vita.

Ed è proprio per questo che sono entrata.
Non per fare shopping, naturalmente.

La centrale termoelettrica del Letimbro

Per capire perché all’inizio del Novecento qualcuno decise di costruire una grande centrale termoelettrica proprio qui bisogna dimenticare per un attimo la Savona di oggi.

La città stava attraversando una forte fase di sviluppo industriale e, come spesso accade quando fabbriche e attività produttive iniziano a moltiplicarsi, serviva energia. E ne serviva parecchia.

In quegli anni una delle figure protagoniste dell’elettrificazione della Liguria occidentale era l’ingegnere Rinaldo Negri. La sua società operava già nel Ponente ligure, dove aveva sviluppato diversi impianti per la produzione e la distribuzione dell’energia elettrica.

Savona offriva però qualcosa di particolarmente interessante: un porto attraverso il quale poteva arrivare il carbone necessario ad alimentare una grande centrale termoelettrica. La posizione alla foce del Letimbro rispondeva inoltre alle esigenze di raffreddamento dell’impianto.

La scelta di costruirla proprio qui era quindi tutt’altro che casuale.

Fu qui che Negri progettò la nuova centrale termoelettrica del Letimbro, entrata in funzione nel 1910. Proprio in quell’anno la Società Negri trasferì la propria sede legale da Porto Maurizio a Savona.

La centrale, però, non smise di crescere una volta tagliato il metaforico nastro dell’inaugurazione. La documentazione storica registra lavori anche negli anni immediatamente successivi, segno che quello del Letimbro era un complesso industriale ancora in piena evoluzione.

D’altra parte, costruire una centrale e considerarla definitivamente finita sarebbe stato fin troppo semplice.

Una centrale da 22.000 kW

Quando entrò in funzione, la centrale termoelettrica del Letimbro a Savona era un impianto di dimensioni notevoli. La sua potenza raggiungeva i 22.000 kW, abbastanza da collocarla tra le maggiori centrali termoelettriche europee dell’epoca.

Il pannello storico informativo che ho trovato all’interno dell’ex centrale termoelettrica del Letimbro racconta qualcosa in più su ciò che un tempo occupava questi spazi: dodici caldaie alimentavano i turboalternatori che producevano complessivamente 22.000 kW.

Oggi di tutto questo non rimane praticamente nulla. Ed è forse la cosa più difficile da immaginare mentre si cammina all’interno del complesso attuale.

Dove adesso ci sono spazi commerciali e persone che passano tranquillamente da una parte all’altra, un tempo c’erano caldaie, macchinari, operai e un impianto che trasformava carbone in energia elettrica.

La centrale, inoltre, non era soltanto un enorme contenitore per macchine. Il complesso comprendeva anche gli uffici e un edificio lineare con gli alloggi per i dipendenti. Persino l’architettura aveva un ruolo importante: le fonti descrivono il progetto originario con linee essenziali di matrice viennese.

Negli anni successivi all’inaugurazione continuarono anche i lavori. Tra le fonti che ho trovato nell’archivio dedicato all’ingegnere Giovanni Antonio Porcheddu compaiono interventi sulla centrale nel 1911, sulla casa per gli impiegati tra il 1911 e il 1912, su una cabina elettrica e, nel 1913, sui pali per una vasca filtrante.
Rinaldo Negri figura come progettista di queste opere, mentre la loro presenza nel fondo Porcheddu documenta il coinvolgimento della sua impresa nella realizzazione del complesso.

La centrale del Letimbro non era quindi un singolo edificio, ma un vero complesso industriale che continuò a modificarsi e ad ampliarsi negli anni successivi alla sua inaugurazione. Una piccola città dell’elettricità, prima che qualcuno pensasse di costruirci dentro una città dello shopping.

Dalla Negri alla CIELI

Nel frattempo la centrale termoelettrica del Letimbro a Savona continuava a lavorare e anche la società che l’aveva costruita stava per cambiare nome.

Nel 1927 la Società Elettrica Negri assunse il nome di CIELI, Compagnia Imprese Elettriche Liguri. Dietro quella nuova sigla c’era ormai una realtà che aveva esteso la propria presenza nel settore elettrico ligure ben oltre gli impianti dei primi anni del Novecento.

La centrale di Savona era ormai in funzione da quasi vent’anni, ma questo non significava che fosse rimasta identica a quella inaugurata nel 1910.

Una testimonianza particolarmente interessante arriva dall’archivio storico dell’impresa savonese Sugliani & Tissoni. Tra i documenti del 1929 compare infatti una pratica dedicata alla “CIELI Centrale Negri: impianto economizzatori Green”, contenente distinte dei lavori eseguiti, piante e sezioni.

Gli economizzatori servivano a recuperare parte del calore dei fumi prodotti dalle caldaie, utilizzandolo per preriscaldare l’acqua di alimentazione. In sostanza permettevano di sfruttare meglio il combustibile, migliorando il rendimento delle caldaie.

È un piccolo dettaglio tecnico, ma racconta molto bene cosa stava succedendo dietro quelle mura. A quasi vent’anni dall’inaugurazione, la centrale non era semplicemente una macchina industriale lasciata invecchiare fino alla pensione. Veniva ancora modificata, aggiornata e adattata alle esigenze della produzione.

La pensione, del resto, avrebbe dovuto aspettare ancora parecchio.

Quando la centrale diventò Enel

La sigla CIELI rimase legata alla centrale di Savona fino agli anni Sessanta, quando il settore elettrico italiano attraversò una trasformazione molto più grande di qualsiasi ammodernamento fatto fino a quel momento.

Nel 1962 lo Stato istituì l’ENEL, l’Ente Nazionale per l’Energia Elettrica, avviando la nazionalizzazione del settore elettrico italiano.

Per la CIELI il passaggio avvenne ufficialmente l’anno successivo.

Con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 341 del 29 marzo 1963, l’impresa della Compagnia Imprese Elettriche Liguri venne trasferita all’ENEL. Il provvedimento fu pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 1° aprile dello stesso anno.

Fu così che anche la vecchia centrale del Letimbro, appartenente alla CIELI e nata più di mezzo secolo prima per iniziativa di Rinaldo Negri, passò sotto l’ENEL.

È un passaggio importante anche per capire il nome con cui l’edificio viene spesso indicato ancora oggi. Quella che chiamiamo ex centrale Enel di Savona, infatti, esisteva già da oltre cinquant’anni quando passò sotto l’ENEL.

La sua storia industriale, però, stava ormai entrando nell’ultima fase.

La fine della centrale del Letimbro

Negli anni Sessanta la centrale del Letimbro aveva ormai alle spalle più di mezzo secolo di attività. Era sopravvissuta a passaggi societari, ampliamenti e aggiornamenti tecnici, ma iniziava inevitabilmente a sentire il peso degli anni.

A pochi chilometri di distanza stava inoltre nascendo qualcosa contro cui sarebbe stato piuttosto difficile competere: la nuova centrale termoelettrica di Vado Ligure-Valleggia.

Con la sua entrata in funzione, negli anni Settanta per il vecchio impianto del Letimbro arrivò la fine. La centrale venne dismessa e privata degli apparati, lasciando dietro di sé gli edifici che li avevano ospitati per decenni.

Non fisso volutamente una data precisa alla chiusura: le fonti storiche più solide che ho trovato la collocano negli anni Settanta, collegandola all’entrata in funzione della nuova centrale di Vado Ligure-Valleggia, ma senza indicare un giorno esatto. E quando una data non c’è, preferisco non inventarmela per rendere più ordinata la storia.

Per oltre mezzo secolo alla foce del Letimbro si era prodotto qualcosa di invisibile come l’elettricità utilizzando qualcosa di decisamente più visibile come il carbone.

Poi si spensero le macchine.

Gli edifici, invece, rimasero.

Ex centrale del Letimbro a Savona: da centrale abbandonata a La Città sul Mare

Per molto tempo l’ex centrale termoelettrica del Letimbro rimase un enorme contenitore industriale senza più una funzione. La svolta arrivò alla fine degli anni Novanta, quando nel 1998 l’area entrò in un programma di riqualificazione urbana.

Nel 2005 Meraviglia Mediterranea acquistò l’area e iniziò il lungo percorso che avrebbe trasformato parte dell’ex complesso industriale in quello che oggi conosciamo come La Città sul Mare. Cominciò così un percorso di riqualificazione durato oltre un decennio, con un investimento dichiarato superiore a 50 milioni di euro.

Ma la vecchia ex centrale termoelettrica del Letimbro non poteva semplicemente essere trattata come un edificio qualsiasi.

Nel 2005 il decreto di tutela riconobbe l’interesse culturale di una parte del complesso, corrispondente al nucleo di maggior pregio dell’ex centrale termoelettrica. Il successivo intervento di recupero proseguì sotto la supervisione della Soprintendenza.

Il recupero conservò diversi elementi dell’edificio industriale, tra cui finestre e dettagli in ferro. Perfino il logo scelto per La Città sul Mare riprende uno dei motivi decorativi presenti sulla vecchia centrale.

Dopo un percorso durato oltre dieci anni, La Città sul Mare aprì al pubblico il 15 luglio 2017. Dove per decenni erano entrati carbone, operai e macchinari cominciarono a entrare clienti.

Probabilmente non era il futuro che Rinaldo Negri aveva immaginato per la sua centrale.

Ma almeno un futuro lo ha avuto.

Quello che resta dell’ex centrale del Letimbro a Savona

Sono arrivata a La Città sul Mare sapendo già cosa fosse stata in passato. E questo, inevitabilmente, cambia completamente il modo in cui si guarda un posto.

Dentro non ci sono più caldaie o turboalternatori da cercare: gli apparati della centrale scomparvero con la dismissione dell’impianto negli anni Settanta.

Quello che rimane appartiene soprattutto alla sua architettura. Basta però alzare gli occhi, osservare le grandi finestre, le strutture e i dettagli in ferro sopravvissuti alla trasformazione per accorgersi che l’edificio continua ad avere qualcosa di decisamente poco commerciale.

È probabilmente proprio questo l’aspetto che mi ha colpita di più.

Di archeologia industriale siamo abituati a raccontare soprattutto fabbriche abbandonate, capannoni vuoti e strutture lasciate lentamente arrugginire. Qui è successo qualcosa di diverso.

La funzione è cambiata completamente, ma una parte dell’edificio ha continuato a vivere.

Oggi si può entrare senza caschetto e senza permessi speciali. Per gli standard dell’archeologia industriale, praticamente una vacanza.

Naturalmente avrei preferito trovare ancora dodici caldaie e qualche turboalternatore. Ma sospetto che avrebbero reso leggermente più complicato aprire un centro commerciale.

Così ho camminato tra gli spazi dell’attuale complesso cercando soprattutto quello che apparteneva alla centrale. Non era difficile: una volta che si conosce la sua storia, improvvisamente tutto il resto passa in secondo piano.

Perché qui non è stata semplicemente cancellata una centrale per costruire qualcos’altro. È stato costruito qualcos’altro dentro la sua storia.

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