Ananenko, Bezpalov e Baranov

I tre eroi di Chernobyl: la realtà dietro il mito

Come è andata veramente la storia dell'eroica impresa di coloro che vengono conosciuti come "i tre eroi di Chernobyl".

La storia dimenticata dei tre eroi di Chernobyl

Dopo il disastro di Chernobyl, nessuno ha avvertito il pericolo delle radiazioni per quasi due giorni, poiché coloro che si trovavano “in cima” cercavano disperatamente di coprirsi. Tutti i liquidatori che si sono coraggiosamente impegnati per contenere il disastro non sono stati informati dei veri pericoli a cui andavano incontro. Anche quando questi pericoli sono diventati evidenti, sono comunque andati avanti.

Nei giorni successivi all’incidente, gli elicotteri militari sovietici hanno sorvolato il reattore esploso cercando di contenere il disastro. Il reattore danneggiato stava bruciando e affondando attraverso il pavimento rinforzato, mettendo a rischio il crollo nelle stanze sottostanti, ormai inondate d’acqua. Questo avrebbe potuto causare una seconda esplosione termica, capace di distruggere Kiev, contaminare l’approvvigionamento idrico e rendere l’Ucraina del Nord inabitabile per molti anni, secondo i calcoli dei fisici.

Confermata questa minaccia, sono iniziate migliaia di corse su elicotteri, che hanno scaricato sacchi di sabbia principalmente nel nucleo del reattore scoperto. Era chiaro che l’acqua doveva essere drenata il più velocemente possibile, ma era necessario qualcuno che si immergesse sotto per aprire manualmente le valvole. Furono chiamati tre uomini: Valeri Bezpalov, Alexei Ananenko e Boris Baranov. Furono selezionati perché sapevano dove andare e cosa fare esattamente. Il 6 maggio 1986, operarono nelle vasche al di sotto del reattore numero 4, aprendo manualmente le valvole e facendo defluire l’acqua.

Dopo un po’ di tempo in immersione, tornarono in superficie. Contrariamente alla leggenda che circolava per molti anni che narrava di “in quello stesso momento tutti e 3 gli uomini soffrivano già di intossicazione acuta da radiazioni e morirono dopo poco”, questa non era la verità. A novembre 2019, ho incontrato Alexei Ananenko, uno dei tre uomini, e ho avuto modo di sentire da lui come andarono veramente le cose.

I tre eroi di Chernobyl e la verità andata perduta per decenni

Della loro eroica morte, probabilmente molti di voi ne hanno sentito parlare in giro per decenni, ma l’ultimo capitolo di questa vicenda è ben diverso: tutti e tre sono sopravvissuti. La trama della loro storia ha conosciuto giri incredibili e i tre uomini sono entrati nella leggenda.
Baranov è venuto a mancare a causa di un attacco cardiaco nel 2005 mentre Bezpalov e Ananenko sono ancora in vita. Nel 2019 ho avuto l’onore di parlare personalmente con Alexei Ananenko, il quale mi ha raccontato come andarono veramente le cose durante quel giorno.

Alexei Ananenko mi ha fatto notare giustamente, che lo svuotamento della piscina era un’operazione decisamente normale e regolare per un tecnico e che si era offerto volontario perché lavorando in quel settore conosceva tutti i dettagli. L’acqua arrivava fino a poco sotto le ginocchia e l’operazione stessa è stata rapida e senza complicazioni.

Il fattore di rischio, inclusa l’esposizione all’acqua radioattiva, era comunque sconosciuto: nessuno sapeva come la sua gradualità sarebbe cambiata lungo il percorso che portava più in profondità nel corridoio e quindi era impossibile prevedere la quantità da radiazioni della dose ricevuta. Insieme ad Ananenko, Boris Baranov, il capoturno della stazione, scese nelle camere sottostanti al reattore. Il terzo uomo fu Valery Bespalov.

Alla fine dell’operazione, i tre uomini controllarono i dosimetri (uno sul petto e uno ad una caviglia): i valori non erano così alti come si pensava e lo stesso Ananenko ha affermato che se fossero state pari a dozzine di raggi X se lo sarebbe ricordato…

Un  completamento di un’operazione sicuramente eroica, di cui purtroppo la vera informazione è stata manipolata in modi incredibili durante i decenni, e quindi per riflesso, questi uomini sono stati “sepolti” troppe volte dall’immaginario collettivo.
Da allora, l’epopea di Chernobyl ha generato molti miti e leggende, e l’episodio dei tre  sommozzatori della “suicide squad” non fa eccezione. Nonostante la verità sia rimasta sconosciuta per tanti anni, queste tre persone sono state lo stesso mosse da coraggio e altruismo: ma non è la morte che fa gli eroi.

I liquidatori di Chernobyl, 650.000 eroi e la loro corsa per salvare il mondo

Ma oltre ad Alexei Ananenko, Boris Baranov e Valeriy Bezpalov ci sono stati tanti eroi senza nome durante l’epica battaglia di Chernobyl.
Furono circa 226.000 i liquidatori impegnati nelle operazioni di recupero nella zona dei 30 chilometri tra il 1986 e il 1987, i due anni più duri poiché fu in questo periodo che sono state ricevute le dosi più elevate di radiazioni dai partecipanti alla pulizia dell’area.
Nei lavori di liquidazione dell’incidente, durati in un arco di tempo compreso tra il 1986 e il 1989, furono più di 650.000 i liquidatori impegnati nelle opere di bonifica e messa in sicurezza della zona attorno alla centrale nucleare di Chernobyl.

Molto spesso mi chiedono come mai mi sento così legata alla zona di Chernobyl, la risposta non mi è sempre facile da riuscire a spiegare: quando varchi la “zona dei 30 chilometri” entri in un immenso e prezioso libro in cui viene custodita la memoria dei liquidatori di Chernobyl e la storia di quel luogo non è altro che la biografia di questi grandi uomini. In un futuro in bilico tra l’oblio e l’abbandono, l’unica arma che abbiamo è quella di mantenere accesa la memoria.

Bibliografia e fonti consultate:
– Colloquio personale con Alexei Ananenko avuto in Novembre 2019.
– Ricerche personali e colloqui che ho avuto con alcuni liquidatori di Chernobyl  tra gli anni 2019-2021.

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