L'estesa terra di Chernobyl al di la degli orizzonti di Pripyat

Le origini della città di Chernobyl: una storia antica

La storia della città di Chernobyl si perde nei tempi remoti, la sua prima menzione risale al 1193 nel Codice Ipaziano per arrivare poi fino alla rivolta cosacca di Chmel'nyc'kyj del 1648: una storia dimenticata nelle paludi della Polesia.

Tra i fiumi Pripyat e Dniepr, nelle terre di confine della Polesia

La Polesia è una regione geografica che ospita una delle aree paludose più estese d’Europa ed è proprio qui che sono ubicate sia la “ghost town” Pripyat, sia la città di Chernobyl ma anche la centrale nucleare Vladimir Lenin di Chernobyl, divenuta tristemente nota per i tragici eventi del 1986. Questa regione paludosa si estende quasi esclusivamente entro i confini di Bielorussia e Ucraina, toccando però in piccola parte anche la Polonia e la Russia occidentale. Praticamente le aree paludose della Polesia corrispondono alle cosiddette paludi del fiume Pripyat e di Pinsk.

I fiumi Pripyat e Dniepr furono teatri di eventi storici in Ucraina, sia in tempi moderni sia in quelli molto più remoti. Secondo uno dei professori di Harvard, la zona tra il fiume Pripyat e Kiev è l’area in cui hanno avuto origine i cosacchi nel XIII secolo dopo l’invasione mongola: qui era facile nascondersi e attaccare il nemico, tant’è che il corsaro e ammiraglio della marina americana John Paul Jones, che ha combattuto le sue ultime battaglie navali proprio in Ucraina, fu introdotto dai cosacchi zamporoghi dell’Ucraina meridionale alla conoscenza delle rive del Dniepr da loro chiamate “Zaporož’e” che significa “il forte aldilà delle rapide” e questo fa capire l’importanza di questi due fiumi nei concetti di strategia militare del tempo.

L’intera regione della Polesia fu duramente colpita dal disastro di Chernobyl avvenuto nel 1986: a seguito dell’esplosione del quarto reattore, il fallout radioattivo si depositò a macchia di leopardo sul terreno dell’intera zona rendendola inadatta all’insediamento umano.

Nella prima immagine: l’ubicazione delle terre della Polesia. Nella seconda immagine: il fiume Pripyat con la centrale nucleare di Chernobyl sullo sfondo.

Anno 1193, la prima menzione di “Chernobyl” nel Codice Ipaziano

Ma la storia di Chernobyl non è solo quella che sfortunatamente tutto il mondo conosce a causa del disastro nucleare, la sua storia si perde nella notte dei tempi e la città di Chernobyl è molto, ma molto più antica di quello che tutti pensiamo. Sembra infatti che le tracce dei primi coloni che vivevano nelle immense paludi della Polesia risalgono all’Età del Bronzo, in cui secondo “il padre della storia” Erodoto (484 a.C. – 425 a.C. circa), qui viveva già una tribù autoctona, mentre il geografo alessandrino Tolomeo, vissuto tra il 100 e il 175 d.C, segnando i luoghi abitati a lui noti su una mappa, disegnò un insediamento esattamente dove si trova oggi la città di Chernobyl.

Ma la prima vera e propria menzione della città risale alla lontana data del 1193 ed è menzionata nel Codice Ipaziano, una delle testimonianze letterarie più importanti sugli eventi storici verificatisi in Europa orientale nel basso Medioevo. La più antica redazione del compendio risale agli inizi del XV secolo e fu scoperta da Nikolaj Karamzin (scrittore e storico russo, conosciuto per aver rivoluzionato il linguaggio letterario del proprio paese) nel monastero Ipat’ev di Kostroma, in Russia, a nord-est di Mosca.

Il Codice Ipaziano, noto anche come Cronaca ipaziana o Codice di Ipatiev, è composto da tre cronache e in una di esse viene letteralmente menzionato che nell’anno 1193:

(...) "il Principe di Vyshhorod e Turov, Rostyslav - figlio del Gran principe di Kyiv Riurik - andava a caccia a cavallo da Chernobyl a Tortsyiskyi".

Tuttavia, il 1193, anno della prima menzione, non può essere considerata la data di fondazione della città perché viene descritto l’arrivo di Rostyslav nella città che era già esistente, la quale poteva avere  almeno settanta anni di più, visto che nella cronaca Laurenziana viene descritta la storica marcia dei principi nel 1127 attraverso l’insediamento di Strezhiv, che era la città più meridionale del principato di Polotsk, ultimo avamposto delle terre polovtsiane e scudo  per le invasioni: Strezhiv fu successivamente ribattezzata proprio in “Chernobyl”.

Nella due immagini sopra: due mie foto scattate da uno dei palazzi più alti di Pripyat dove si può capire l’estensione delle paludi della Polesia.

Chernobyl dal dominio polacco fino rivolta di Chmel’nyc’kyj

Durante tutta la sua inimmaginabile storia che affonda le radici nei tempi più che dimenticati, la città di Chernobyl fu invasa dai mongoli-tartari e nel XIII secolo, poco lontano da essa, alla foce del fiume Pripyat sul Dnepr, ebbe luogo un’aspra battaglia dell’esercito lituano-ucraino contro i tartari. Dopo una feroce e sanguinosa battaglia, i tartari furono completamente sconfitti e gli storici affermano che fu proprio questa la prima vittoria della Russia sui tartari mongoli.

Dopo la firma dell’Unione di Lublino, un atto politico siglato a Lublino, in Polonia, il 4 luglio 1569, col quale venne sancita la fusione del Regno di Polonia e del Granducato di Lituania in un’unica realtà statale che prese il nome di Repubblica dei due Popoli (o Confederazione polacco-lituana), la città di Chernobyl passò sotto il dominio polacco: il potere sulla città passa quindi alla dinastia dei nobili Sapieha, famiglia d’origine lituana che discende dai boiardi di Smolensk e Polotsk e che fu fra i più potenti della Confederazione Polacco-Lituana.

La tranquilla vita di provincia della città e il ritmo regolare della rurale quotidianità dei suoi abitanti, per lo più agricoltori, allevatori e contadini, ebbe ben presto uno scossone dovut agli eventi della rivolta di Chmel’nyc’kyjuna rivolta cosacca all’interno della Confederazione polacco-lituana avvenuta nel 1648-1657, che portò alla creazione dell’Etmanato cosacco in area ucraina.
Sotto il comando dell’etmano Bohdan Chmel’nyc’kyj (detto “Bogdan il Nero”), i cosacchi Zaporoghi, alleati con i tatari di Crimea e i contadini locali, combatterono contro gli eserciti e le forze paramilitari della Confederazione polacco-lituana: Bohdan fu atamano dei cosacchi d’Ucraina nel sollevamento da lui organizzato e che porta il suo nome, contro la nobiltà polacca nel 1648, con l’aiuto dei tatari di Crimea incitò i contadini ucraini alla rivolta nella speranza di evitare loro la servitù della gleba nei confronti dei nobili polacchi.
Durante il confronto militare, la regione passò più volte e ripetutamente di mano in mano ed è noto che Bohdan fece stazionare i suoi soldati proprio nella città di Chernobyl.
Bohdan Chmel’nyc’kyj diverrà, dopo la sua morte, una leggenda, simbolo della resistenza cosacca ed eroe ucraino.

… tutto il resto, la storia più recente della città di Chernobyl e delle terre della Polesia, la conosciamo già…

Nella prima immagine: raffigurazione delll’armata cosacca nel 1684. Nella seconda immagine: antico ritratto di Bohdan Chmel’nyc’kyj
Bibliografia e fonti consultate:
“Polesia” – pagina su Wikipedia
“La rivolta di Chmel’nyc’kyj” – pagina su Wikipedia
“Bohdan Chmel’nyc’kyj” – pagina su Wikipedia
“Hypatian Cronicle” – Internet enciclopedia of Ukraine
– Shcherbak, I. (1989). That Bitter Word ‘Chernobyl’. In: “Chernobyl: A Documentary Story”. Palgrave Macmillan, London.
“L’armata cosacca nel 1684” (immagine)

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