Chernobyl: la storia della città prima del 1986
Quando si sente nominare Chernobyl, il pensiero corre quasi inevitabilmente alla centrale nucleare, al reattore numero 4 e alla notte del 26 aprile 1986. Ma per capire Chernobyl dove si trova e quale sia la sua vera storia bisogna partire da una distinzione fondamentale: Chernobyl non è nata insieme alla centrale e, soprattutto, non è Pripyat.
La città esisteva già da secoli quando, alla fine degli anni Sessanta, l’Unione Sovietica decise di costruire in questa parte dell’Ucraina una nuova centrale nucleare. La sua prima menzione documentaria conosciuta risale al 1193, quando le cronache menzionano Chernobyl come località del Principato di Kyiv.
Prima di diventare il nome di uno dei più gravi incidenti nucleari della storia, Chernobyl era quindi una città con un passato molto più antico: attraversò principati medievali, cambiamenti di confine e dominazioni politiche, divenne un importante centro del chassidismo nell’Europa orientale e arrivò al Novecento molto prima che qualcuno pensasse di costruire un reattore da queste parti.
Ma per raccontare questa storia bisogna prima chiarire una questione apparentemente semplice: dove si trova davvero Chernobyl?
Chernobyl dove si trova?
Per capire esattamente Chernobyl dove si trova, bisogna guardare al nord dell’Ucraina, nell’oblast’ di Kyiv e all’interno della Polesia: una vasta regione geografica caratterizzata da foreste, corsi d’acqua e zone umide, che si estende tra diversi territori dell’Europa orientale.
La città si trova lungo il fiume Prypiat, non lontano dal confine con la Bielorussia e a circa 90 chilometri in linea d’aria a nord di Kyiv.
Oggi Chernobyl si trova all’interno della Zona di Esclusione istituita dopo l’incidente nucleare del 1986. Ma proprio qui nasce uno degli equivoci più comuni quando si parla di questo luogo.
Chernobyl, Pripyat e la centrale nucleare non sono la stessa cosa.
Sono tre luoghi distinti.
Chernobyl dove si trova nella storia: le origini della città
La prima menzione documentaria conosciuta di Chernobyl risale al 1193, quando la Cronaca Ipaziana racconta il passaggio in questa zona del principe Rostislav, figlio di Rjurik Rostislavič, durante una battuta di caccia.
Il 1193, però, non rappresenta l’anno di fondazione di Chernobyl. Indica semplicemente la prima volta in cui il suo nome compare nelle fonti scritte che conosciamo.
L’archeologia permette di andare ancora più indietro. Gli scavi condotti nell’area dell’antico insediamento hanno individuato strati culturali risalenti al X e XI secolo, facendo risalire la storia conosciuta del sito almeno due secoli prima della citazione nelle cronache.
Alla fine del XII secolo Chernobyl apparteneva al mondo della Rus’ di Kyiv, in un territorio dominato dalle foreste, dai fiumi e dalle zone umide della Polesia. Il sistema fluviale del Prypiat rappresentava un elemento fondamentale del paesaggio della regione.
La città che oggi associamo a cemento, reattori e radiazioni affonda quindi le proprie origini in un paesaggio completamente diverso: quello dell’Europa orientale medievale.
La storia di Chernobyl era cominciata molti secoli prima che qualcuno potesse anche solo immaginare una centrale nucleare.
Chernobyl dal Medioevo al Granducato di Lituania
Nei secoli successivi alla sua prima comparsa nelle fonti, Chernobyl seguì le vicende politiche di un territorio attraversato da profondi cambiamenti.
Nel corso del XIV secolo, il Granducato di Lituania estese il proprio dominio sulle terre della regione di Kyiv e anche Chernobyl entrò così nell’orbita lituana.
Tra il XV e il XVI secolo le fonti documentano con maggiore chiarezza lo sviluppo dell’insediamento e delle sue strutture difensive. Chernobyl possedeva un castello fortificato, situato nella parte settentrionale dell’abitato, su un’altura della riva destra del Prypiat.
Una descrizione del 1552 ci permette di conoscere meglio questa fortificazione. Il castello comprendeva strutture difensive in legno di pino, un ponte sostenuto da pali e un fossato. La stessa documentazione testimonia la presenza a Chernobyl di cittadini, boiardi e persone al servizio del castello, restituendo l’immagine di un centro ormai ben strutturato.
È una Chernobyl molto lontana da quella che conosciamo oggi. Prima dei palazzi sovietici, delle strade evacuate e dei cartelli della Zona di Esclusione, qui sorgevano un castello e una comunità cresciuta tra i fiumi e le foreste della Polesia.
Chernobyl passa alla Corona polacca
Nel 1569 l’Unione di Lublino modificò profondamente gli equilibri politici della regione e diede origine alla Confederazione polacco-lituana. Durante il processo che portò all’unione, il voivodato di Kyiv passò dal Granducato di Lituania alla Corona del Regno di Polonia. Chernobyl seguì quindi lo stesso destino.
Pochi anni prima, nel 1566, il sovrano Sigismondo II Augusto aveva concesso Chernobyl a Filon Kmita, militare e nobile ruteno che legò il proprio nome alla città tanto da essere conosciuto come Filon Kmita Czarnobylski.
Dopo la morte di Kmita, i possedimenti di Chernobyl passarono alla sua famiglia. Sua figlia Zofia Kmita sposò Łukasz Sapieha, legando così la proprietà alla famiglia Sapieha. Nel XVIII secolo Chernobyl passò poi ai Chodkiewicz.
Nel 1626 Łukasz Sapieha, portando a compimento la volontà della moglie Zofia, promosse la fondazione a Chernobyl di una chiesa e di un convento domenicano. La presenza del complesso cattolico si inseriva in una città dalla composizione religiosa sempre più articolata, nella quale le fonti documentano anche una comunità ebraica nel corso del XVII secolo.
La Chernobyl del Seicento era quindi un luogo molto più complesso di quanto suggerisca l’immagine che ne abbiamo oggi.
E il XVII secolo, da queste parti, non sarebbe stato esattamente tranquillo.
La rivolta di Chmel’nyc’kyj arriva a Chernobyl
Nel 1648 iniziò la grande rivolta cosacca guidata da Bohdan Chmel’nyc’kyj contro la Confederazione polacco-lituana. Il conflitto investì gran parte dei territori dell’attuale Ucraina e raggiunse anche Chernobyl.
La città passò sotto il controllo dell’Esercito Zaporožiano. Nel luglio del 1649, le forze guidate da Mychajlo Kryčevs’kyj si concentrarono nell’area di Chernobyl prima di proseguire la campagna contro l’esercito del Granducato di Lituania.
Negli anni successivi guerre e rivolte continuarono a interessare la regione e Chernobyl cambiò più volte controllo. La città rimase infine nei territori della Confederazione polacco-lituana, attraversando un Settecento segnato da ulteriori rivolte e trasformazioni.
Il cambiamento definitivo arrivò nel 1793. Con la seconda spartizione della Confederazione polacco-lituana, l’Impero russo incorporò Chernobyl insieme a gran parte dei territori dell’Ucraina della riva destra appartenuti alla Confederazione.
Per la città iniziava un’altra epoca.
Ed è proprio tra la fine del Settecento e l’Ottocento che acquistò sempre maggiore importanza una parte della storia di Chernobyl oggi quasi completamente oscurata dal disastro nucleare: quella della sua comunità ebraica.
La Chernobyl ebraica e l’arrivo del Novecento
Tra la fine del Settecento e l’Ottocento, Chernobyl divenne conosciuta anche per qualcosa che oggi pochi associano al suo nome: fu un importante centro dell’ebraismo chassidico.
La presenza ebraica in città risaliva almeno alla fine del XVII secolo, ma acquistò particolare importanza nel Settecento con Menachem Nachum di Chernobyl, rabbino e maestro chassidico, discepolo del Baal Shem Tov e di Dov Ber, il Maggid di Mezeritch.
Menachem Nachum fondò la dinastia chassidica di Chernobyl. Dopo la sua morte gli succedette il figlio Mordechai Twersky, che ne ampliò notevolmente l’influenza. Nell’Ottocento quella di Chernobyl divenne una delle principali comunità chassidiche dell’Ucraina.
Alla fine del secolo la comunità ebraica rappresentava ormai la maggioranza della popolazione cittadina. Il censimento dell’Impero russo del 1897 registrò 5.526 ebrei, pari al 59,4% della popolazione di Chernobyl.
Chernobyl nel Novecento: dalla città sovietica alla guerra
Il Novecento cambiò ancora una volta tutto.
Dopo la rivoluzione e le guerre seguite al crollo dell’Impero russo, Chernobyl entrò a far parte dell’Ucraina sovietica. Durante la Seconda guerra mondiale, le forze tedesche occuparono Chernobyl il 25 agosto 1941. Nell’ottobre dello stesso anno, le autorità di occupazione crearono in città un piccolo ghetto e vi trasferirono con la forza gli ebrei rimasti. Il 19 novembre 1941, le forze di sicurezza tedesche liquidarono il ghetto, uccidendo più di 500 ebrei. La secolare comunità ebraica di Chernobyl ne uscì praticamente distrutta.
Nel dopoguerra Chernobyl continuò a essere un piccolo centro regionale. L’economia locale comprendeva attività industriali e alimentari e strutture legate alla navigazione sul Prypiat.
Niente, almeno apparentemente, lasciava immaginare che nel giro di pochi decenni il nome di questa città sarebbe diventato conosciuto in ogni parte del mondo.
A cambiarne definitivamente la storia sarebbe stato un enorme progetto sovietico costruito non dentro Chernobyl, ma diversi chilometri più a nord.
Dove si trova la centrale di Chernobyl rispetto alla città
Alla fine degli anni Sessanta, la storia di Chernobyl prese una direzione che nessuno avrebbe potuto immaginare.
L’Unione Sovietica stava espandendo la produzione di energia nucleare e progettava nuovi impianti anche nella Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Per individuare il luogo più adatto alla nuova centrale, le autorità esaminarono 16 possibili siti nelle regioni di Kyiv, Vinnytsia e Zhytomyr. Alla fine scelsero un’area della Polesia vicino al villaggio di Kopachi.
La futura centrale nucleare di Chernobyl sarebbe sorta circa 15 chilometri a nord-ovest della città di Chernobyl.
È una distanza importante anche per capire Chernobyl dove si trova rispetto all’impianto che ne avrebbe reso famoso il nome: la centrale nucleare non sorgeva dentro la città di Chernobyl.
Per ospitare i lavoratori dell’enorme complesso energetico e le loro famiglie, nel 1970 nacque invece una città completamente nuova: Pripyat, molto più vicina alla centrale.
Mentre Chernobyl portava con sé secoli di storia, Pripyat rappresentava quasi il suo opposto: una giovane città sovietica pianificata attorno all’industria nucleare.
Il 15 agosto 1972 venne posato il primo metro cubo di calcestruzzo nelle fondamenta dell’edificio principale della centrale. Il 26 settembre 1977 entrò in servizio l’unità 1. Negli anni successivi si aggiunsero altre tre unità, tutte dotate di reattori RBMK-1000. Il 28 marzo 1984, l’unità 4 raggiunse la potenza prevista di 1.000 MW.
Chernobyl e l’incidente del 1986
Poco più di due anni dopo, nella notte tra il 25 e il 26 aprile 1986, proprio il reattore 4 fu al centro dell’incidente che avrebbe cambiato per sempre la storia della regione.
Le autorità evacuarono Pripyat il 27 aprile. Nei giorni successivi estesero l’evacuazione agli insediamenti circostanti: il 2 maggio decisero di evacuare la popolazione entro un raggio di 30 chilometri dalla centrale e completarono l’operazione entro il 6 maggio.
Da quel momento, agli occhi del resto del mondo, Chernobyl smise di essere soltanto il nome di una città della Polesia.
Divenne il nome di un disastro.
Ed è forse questa la parte più paradossale della sua storia: Chernobyl esisteva da quasi ottocento anni prima dell’incidente del 1986, ma sono bastati pochi giorni perché quasi otto secoli di storia finissero nell’ombra di un solo evento.



