Chernobyl Synopsys 7: "Che hai conosciuto un uomo di Chernobyl non ci crederanno mai" - Francesca Dani

Chernobyl Synopsys 7: "Che hai conosciuto un uomo di Chernobyl non ci crederanno mai"

Samosely - I residenti della Zona di Esclusione di Chernobyl

[ autore: Francesca Dani ]

"Contaminazione" è una parola che che non sarebbe mai stata creata se l’uomo avesse avuto voglia di vivere la sua vita secondo le regole imposte dalla natura. In quella casa c'erano solo tre sedie: una per lui, una per la solitudine e una per un amico che avrebbe avuto voglia di ascoltare la sua storia. Alla fine se ci pensi bene, la solitudine è una cosa che non esiste: anche se non lo sai, stai sempre preparando un incontro con qualcuno la fuori che ti sta cercando. Sotto la superficie del piano che riusciamo a vedere e comprendere consciamente, sta succedendo qualcos’altro: seppur invisibile ai nostri occhi, c’è una complessa rete di connessioni per ognuno di noi.


Storia di Ivano, uno degli ultimi residenti della "zona di esclusione" di Chernobyl

Ivan è uno degli ultimi autoinsediati della zona di esclusione di Chernobyl.
Ha 85 anni e vive in quello che resta del villaggio di Parishev, il quale conta solo una persona: lui. Nel 1986, dopo l’evacuazione della zona, Ivan ha vissuto qualche anno altrove, in un luogo sicuramente più confortevole, ma il richiamo della sua terra natale era troppo forte: “Qui è dove sono nato ed è dove voglio morire”.
Ha sempre tanta voglia di parlare con tutti e di raccontare le piccole cose della sua genuina e semplice quotidianità. Quando sono andata a trovarlo mi ha raccontato nel minimo dettaglio di come giorni fa era caduto nell'orto e che aveva ancora un pò male ad una gamba ma stava recuperando. Scherzando gli ho detto che è sopravvissuto a Chernobyl e che mi suonava strano vederlo preoccupato per una semplice caduta nell'orto.
Ha elettricità sporadica e la sua tv è rotta ma la sua casa è calda e sempre aperta a chi vuole fare due parole con lui. “Ho sentito dei forti rumori e poi tante sirene dei pompieri e della polizia. Poi mi hanno detto che dovevo lasciare la mia casa per sempre” è quello che si ricorda di quel giorno di fine Aprile dell’86, a cavallo tra l'inverno e la primavera. Mi ha confessato che spera ancora molto che lo stato dell’Ucraina possa un giorno riuscire a bonificare per sempre l’area e di rivedere le persone tornare a vivere li perché, alla fine, è un bel posto dove passare la vita.

In un freddo giorno di metà novembre con un gruppo di ragazzi che hanno partecipato ad uno dei miei viaggi nella zona di esclusione, gli abbiamo portato dei regali e lui ci ha raccontato come quel giorno gli ha cambiato la vita per sempre. Quando uno dei ragazzi del gruppo gli ha chiesto se si poteva fare una foto ricordo con lui ha risposto scherzando: “Certo, e quando dirai ai tuoi amici che hai visto un “uomo di Chernobyl” loro non ci crederanno mai.”

(grazie Cristian per la foto di copertina ❤️)

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