Il Piede di Elefante di Chernobyl: cos’è davvero la massa di corium più pericolosa del mondo

Nascosto nei livelli inferiori del reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl si trova uno degli oggetti più celebri e allo stesso tempo meno conosciuti dell’intero disastro del 1986: il Piede di Elefante. Questa enorme massa di corium, formatasi durante la fusione del nocciolo del reattore, è diventata il simbolo delle conseguenze estreme di un incidente nucleare. Ancora oggi si trova all’interno dell’edificio del reattore distrutto, in un’area completamente inaccessibile, dove continua a essere monitorata dagli specialisti. Ma cos’è realmente il Piede di Elefante? Come si è formato? Ed è ancora così pericoloso come raccontano le numerose leggende che lo circondano?
Piede di elefante di Chernobyl, illustrazione generata con intelligenza artificiale
Immagine: Illustrazione realizzata con intelligenza artificiale, basata sulle fotografie del Piede di Elefante realizzate durante le ispezioni nel locale 217/2 del reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl

INDICE DELL'ARTICOLO:

Cos’è il Piede di Elefante di Chernobyl

Quando si parla del disastro di Chernobyl, quasi tutti pensano al reattore esploso, alla città abbandonata di Pripyat o al gigantesco Nuovo Safe Confinement che oggi ricopre l’Unità 4. Esiste però un altro protagonista meno visibile, nascosto nelle profondità dell’edificio del reattore, che continua ancora oggi ad alimentare curiosità e falsi miti: il Piede di Elefante di Chernobyl.

Con questo soprannome si identifica una delle più grandi e conosciute masse di corium mai formatesi in seguito a un incidente nucleare. La sua forma irregolare, simile alla zampa di un elefante, ha dato origine al nome con cui è conosciuto in tutto il mondo.

Il Piede di Elefante si trova nella stanza 217, uno degli ambienti situati sotto il reattore 4 della centrale di Chernobyl. Qui arrivò una parte del materiale fuso che, dopo l’esplosione del 26 aprile 1986, perforò le strutture inferiori del reattore fino a solidificarsi in una massa compatta dal peso di diverse tonnellate.

Per molti anni questa formazione ha rappresentato uno dei punti con il più elevato livello di radioattività mai misurati all’interno della centrale. Proprio per questo è diventata uno dei simboli più iconici dell’intero incidente, nonostante pochissime persone l’abbiano osservata direttamente.

Cos’è il corium

Per comprendere la formazione del Piede di Elefante è necessario fare un passo indietro.

Durante un grave incidente nucleare, quando il sistema di raffreddamento non è più in grado di mantenere sotto controllo la temperatura del combustibile, il nocciolo del reattore può raggiungere temperature di migliaia di gradi. In queste condizioni iniziano a fondere non solo le barre di combustibile, ma anche gran parte dei materiali che le circondano.

Il risultato è una miscela incandescente composta da combustibile nucleare, guaine di zirconio, acciaio, cemento, grafite, sabbia e numerosi altri materiali strutturali. Questa miscela prende il nome di corium.

Contrariamente a quanto si pensa, il corium non è una sostanza con una composizione fissa. Ogni incidente nucleare produce infatti una miscela diversa, la cui composizione dipende dal tipo di reattore coinvolto, dalla temperatura raggiunta e dai materiali con cui la massa fusa entra in contatto durante il proprio percorso.

Nel caso di Chernobyl, il corium incorporò grandi quantità di cemento, serpentinite, acciaio e sabbia. Una volta raffreddatosi, diede origine a materiali dall’aspetto simile a una roccia vetrosa, estremamente dura e altamente radioattiva.

I materiali contenenti combustibile di Chernobyl

Dopo l’incidente, gli specialisti individuarono tre principali categorie di materiali derivati dalla fusione del nocciolo:

  • Frammenti del nocciolo del reattore (RCF), costituiti da parti solide del combustibile nucleare e dei materiali strutturali sopravvissuti all’esplosione.
  • Particelle di combustibile, spesso sotto forma di polvere altamente radioattiva dispersa durante le varie fasi dell’incidente.
  • Materiali contenenti combustibile simili alla lava, conosciuti con l’acronimo inglese LFCM (Lava-like Fuel Containing Materials), ai quali appartiene anche il celebre Piede di Elefante.

Queste masse rappresentano una testimonianza unica delle condizioni estreme raggiunte all’interno del reattore durante la fusione del nocciolo e continuano ancora oggi a essere oggetto di studi scientifici.

Come si è formato il Piede di Elefante di Chernobyl

La formazione del Piede di Elefante non fu un evento improvviso, ma il risultato di un processo estremamente complesso iniziato nei pochi istanti successivi all’esplosione del reattore 4.

Alle 1:23:40 del 26 aprile 1986, due violente esplosioni distrussero il reattore RBMK della centrale nucleare di Chernobyl. La copertura superiore del reattore, del peso di circa 2.000 tonnellate, venne sollevata e scagliata fuori dalla propria sede, esponendo completamente il nocciolo all’atmosfera.

Nei minuti successivi, il combustibile nucleare raggiunse temperature di migliaia di gradi. Le barre di combustibile iniziarono a fondere insieme alle guaine di zirconio, alle strutture metalliche e ad altri componenti del reattore. A questa miscela si unirono progressivamente grafite, cemento, acciaio e numerosi materiali presenti all’interno dell’edificio.

Si formò così il corium, una massa incandescente dalla composizione estremamente eterogenea che continuò a evolversi mentre attraversava le strutture inferiori del reattore.

Il percorso del corium all’interno del reattore

Nei giorni successivi all’incidente, il corium continuò lentamente la propria discesa verso i livelli inferiori dell’edificio.

Le temperature iniziali superarono probabilmente i 2.500 °C, sufficienti a fondere gran parte dei materiali strutturali con cui la massa entrava in contatto. Con il progressivo raffreddamento dovuto alla perdita di calore e al decadimento dei prodotti di fissione più instabili, la viscosità del corium aumentò gradualmente, modificandone il comportamento.

Durante il percorso, la massa fusa reagì chimicamente con il calcestruzzo dello scudo biologico inferiore, con la serpentinite utilizzata come materiale isolante e con la sabbia che era stata scaricata dagli elicotteri nelle ore successive all’incidente nel tentativo di limitare il rilascio di materiale radioattivo.

Queste interazioni cambiarono profondamente la composizione del corium, arricchendolo di silicati e altri composti minerali che contribuirono a conferirgli il caratteristico aspetto vetroso osservabile ancora oggi.

Le colate di lava radioattiva

Una volta perforate le strutture inferiori del reattore, il corium iniziò a distribuirsi lungo diversi percorsi seguendo i punti di minor resistenza.

Gli studiosi hanno identificato differenti colate di materiale fuso, ciascuna con caratteristiche leggermente diverse in funzione della temperatura, della composizione chimica e dei materiali incorporati durante il tragitto.

Una parte della massa raggiunse i corridoi del sistema di distribuzione del vapore, un’altra si arrestò lungo il percorso dopo essersi raffreddata, mentre una terza colata penetrò negli ambienti sottostanti il nocciolo fino a raggiungere la stanza 217.

Fu proprio qui che il corium rallentò definitivamente la propria avanzata, accumulandosi in una massa compatta che, una volta solidificata, assunse una forma sorprendentemente simile alla zampa di un elefante. Da questa somiglianza nacque il soprannome con cui è conosciuta ancora oggi.

Perché si chiama “Piede di Elefante”

Il nome non ha alcuna origine scientifica.

Furono gli operatori impegnati nei lavori di messa in sicurezza della centrale a iniziare a chiamare quella formazione “Piede di Elefante” osservandone la superficie rugosa, grigiastra e irregolare, molto simile alla pelle di un pachiderma.

Con il tempo il soprannome sostituì quasi completamente la denominazione tecnica utilizzata nei documenti scientifici e divenne uno dei simboli più noti dell’incidente di Chernobyl.

Ancora oggi, quando si parla del Piede di Elefante, ci si riferisce in realtà soltanto a una delle numerose masse di corium presenti all’interno dell’Unità 4, diventata celebre soprattutto per le sue dimensioni e per le immagini scattate negli anni successivi al disastro.

La scoperta della massa di corium

Nei mesi successivi all’incidente, l’accesso ai livelli inferiori del reattore rappresentava una delle operazioni più rischiose affrontate dai tecnici impegnati nella messa in sicurezza della centrale.

Gli ambienti erano disseminati di detriti altamente radioattivi, mentre il livello delle radiazioni variava enormemente da una stanza all’altra. Per questo motivo le ispezioni richiedevano tempi di permanenza estremamente ridotti e venivano pianificate con grande attenzione.

Fu durante una di queste ricognizioni che gli operatori individuarono la gigantesca massa solidificata nella stanza 217.

Le prime misurazioni effettuate nelle immediate vicinanze registrarono valori dell’ordine di 8.000 roentgen all’ora (R/h), livelli sufficienti a erogare in pochissimo tempo una dose di radiazioni potenzialmente letale. Per questo motivo nessuno poteva rimanere davanti al Piede di Elefante più dello stretto necessario.

Molte delle prime fotografie furono realizzate utilizzando sistemi remotizzati oppure con esposizioni rapidissime, proprio per ridurre al minimo il tempo trascorso nelle aree più contaminate.

La celebre fotografia del 1996

Una delle immagini più famose del Piede di Elefante risale al 1996 e mostra l’ingegnere nucleare Artur Korneyevaccanto alla massa di corium.

Quella fotografia contribuì a diffondere l’idea che, a distanza di dieci anni dall’incidente, il sito fosse ormai relativamente sicuro. In realtà lo scatto venne realizzato nell’ambito delle attività di caratterizzazione del reattore durante il progetto che avrebbe portato alla costruzione del Nuovo Safe Confinement.

Il decadimento naturale dei radionuclidi aveva già ridotto sensibilmente i livelli di dose rispetto al 1986, ma l’area rimaneva comunque una delle più contaminate dell’intero edificio e l’accesso continuava a essere possibile soltanto adottando rigorose procedure di radioprotezione.

Com’è oggi il Piede di Elefante di Chernobyl

A quasi quarant’anni dall’incidente, il Piede di Elefante si trova ancora nella stanza 217 del reattore 4, all’interno del vecchio sarcofago e del Nuovo Safe Confinement che dal 2016 ricopre l’intera struttura.

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, la massa di corium non è più incandescente da molti anni. Il calore prodotto dal decadimento dei radionuclidi è diminuito progressivamente e oggi la sua temperatura è sostanzialmente simile a quella dell’ambiente circostante.

Questo non significa però che abbia smesso di rappresentare un problema.

Il corium rimane infatti altamente radioattivo e continua a essere monitorato dagli specialisti che lavorano all’interno della centrale. Sebbene il decadimento naturale abbia ridotto enormemente i livelli di dose rispetto al 1986, alcune aree del reattore 4 restano tra le più contaminate dell’intero sito di Chernobyl.

Un materiale che continua a cambiare

Per molto tempo si pensò che il Piede di Elefante fosse praticamente indistruttibile.

Nei primi anni successivi all’incidente, la superficie risultava così compatta da rendere estremamente difficile persino il prelievo di piccoli campioni destinati alle analisi.

Con il passare degli anni, tuttavia, i ricercatori hanno osservato un fenomeno inatteso.

L’intenso autoirraggiamento provocato dai radionuclidi presenti all’interno della massa altera lentamente la struttura cristallina del materiale. Questo processo produce nel tempo minuscole fratture che favoriscono la formazione di polveri e frammenti superficiali.

Si tratta di un’evoluzione estremamente lenta, che richiederà probabilmente molti decenni, ma rappresenta uno degli aspetti più studiati del comportamento del corium di Chernobyl.

I minerali scoperti all’interno del corium

Il Piede di Elefante non è soltanto uno dei materiali più radioattivi mai osservati, ma rappresenta anche un laboratorio naturale unico al mondo.

Nel corso degli anni gli studiosi hanno identificato al suo interno numerosi minerali contenenti uranio formatisi direttamente dopo l’incidente, alcuni dei quali estremamente rari.

Tra questi figurano:

  • Studtite, un minerale che contiene uranio e perossido di idrogeno;
  • Meta-studtite, derivata dalla trasformazione della studtite;
  • Černikovite e altri minerali secondari dell’uranio osservati nelle masse di corium.

Le analisi continuano ancora oggi e contribuiscono a comprendere come il combustibile nucleare fuso evolva nel corso dei decenni.

È ancora pericoloso?

Sì.

Ma in modo molto diverso rispetto al 1986.

Nei giorni immediatamente successivi all’incidente, sostare per pochi minuti nelle immediate vicinanze del Piede di Elefante avrebbe comportato l’assorbimento di una dose di radiazioni estremamente elevata e potenzialmente letale.

Oggi quei livelli sono diminuiti in maniera significativa grazie al decadimento naturale dei radionuclidi a vita breve.

Questo non significa che la zona sia diventata sicura.

Il Piede di Elefante continua infatti a trovarsi all’interno di uno degli ambienti più contaminati dell’intero edificio del reattore 4. Qualsiasi attività nelle sue vicinanze richiede procedure rigorose di radioprotezione, strumenti di monitoraggio e tempi di esposizione attentamente pianificati.

Si può visitare il Piede di Elefante?

No.

È probabilmente una delle domande che ricevo più spesso quando pubblico contenuti dedicati a Chernobyl.

La risposta è semplice: nessun visitatore ha mai potuto vedere il Piede di Elefante dal vivo.

Anche durante gli anni in cui erano consentiti i tour turistici nella Zona di Esclusione, l’accesso si limitava alle aree autorizzate della centrale e agli spazi del reattore 3. Gli ambienti sotterranei del reattore 4, dove si trova il corium, sono sempre rimasti esclusi da qualsiasi percorso di visita.

Le poche persone che hanno raggiunto quella zona lo hanno fatto esclusivamente nell’ambito di attività tecniche o scientifiche legate alla gestione del sito.

Le fotografie che accompagnano questo articolo

Il Piede di Elefante non compare in nessuna delle fotografie che accompagnano questo articolo, eccetto nell’illustrazione di apertura, realizzata con intelligenza artificiale e ispirata alle fotografie documentarie scattate dagli specialisti nel locale 217/2 del reattore 4. Tutte le altre immagini sono fotografie che ho realizzato personalmente durante le mie visite alla centrale di Chernobyl. Il motivo è semplice: il Piede di Elefante si trova ancora oggi nei livelli inferiori del reattore 4, in un’area completamente inaccessibile.

Le immagini che vedete sono state invece scattate da me durante le visite autorizzate alla centrale nucleare di Chernobyl e mostrano alcuni degli ambienti più significativi dell’Unità 4 e del vicino reattore 3.

La sala comandi del reattore 4, rimasta praticamente immutata dal giorno dell’incidente, permette di osservare il luogo da cui gli operatori cercarono disperatamente di comprendere cosa stesse accadendo nella notte del 26 aprile 1986. Le fotografie dell’Unità di Blocco Speciale (UBS) del reattore 3, invece, offrono uno sguardo sugli spazi tecnici del reattore gemello, costruito con un’impostazione praticamente identica a quella dell’Unità 4 prima dell’esplosione.

Completa il racconto una fotografia esterna della centrale nucleare di Chernobyl, che restituisce la scala reale dell’impianto e aiuta a contestualizzare il luogo in cui, ancora oggi, il Piede di Elefante continua a trovarsi nascosto sotto tonnellate di cemento e acciaio, lontano dagli occhi dei visitatori e accessibile soltanto agli specialisti impegnati nelle attività di monitoraggio.

Il mito e la leggenda

Intorno al Piede di Elefante sono nate decine di racconti, molti dei quali hanno contribuito ad alimentarne la fama ben oltre la realtà dei fatti.

Uno dei soprannomi meno conosciuti è “Medusa”, un riferimento alla creatura della mitologia greca capace di pietrificare chiunque incrociasse il suo sguardo.

Tra i tecnici impegnati nelle operazioni successive all’incidente il paragone aveva un significato molto concreto. Non si trattava di una maledizione, ma di un modo efficace per ricordare che avvicinarsi a quella massa di corium senza adeguate protezioni significava esporsi a livelli di radiazione incompatibili con la sopravvivenza.

Con il tempo, questa storia si è trasformata in una leggenda spesso romanzata. La realtà è meno spettacolare, ma decisamente più impressionante: il Piede di Elefante non aveva alcun potere misterioso. Era semplicemente il risultato fisico di uno dei più gravi incidenti tecnologici della storia dell’umanità.

Il Piede di Elefante è probabilmente l’oggetto più famoso di Chernobyl che nessuno ha mai davvero visto. Esiste, continua a trovarsi dov’era quasi quarant’anni fa e, silenziosamente, continua a ricordare fino a dove può spingersi la tecnologia quando qualcosa va irrimediabilmente storto.

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