Ex Piaggio di Finale Ligure: storia della fabbrica sul mare

Cemento, aeroplani e Mediterraneo. L’ex Piaggio di Finale Ligure è uno di quei luoghi in cui l’archeologia industriale si trova esattamente dove non ti aspetteresti di trovarla: sulla spiaggia. Per oltre un secolo qui si sono costruiti aeroplani a pochi metri dal mare, all’interno di un enorme stabilimento stretto tra la ferrovia e la costa. Oggi la produzione non c’è più, ma il gigantesco complesso industriale continua a occupare un pezzo del lungomare, con il suo hangar affacciato sul Mediterraneo e una storia in cui industria e mare sono stati, letteralmente, vicini di casa.
Grande capannone dell’ex stabilimento Piaggio di Finale Ligure visto dal lato mare
Immagine: Vista esterna di uno dei principali capannoni dell’ex stabilimento Piaggio di Finale Ligure, caratterizzato dall’ampia facciata, dalla copertura ad arco e dalle grandi superfici finestrate. La fotografia documenta lo stato attuale del complesso industriale sul fronte rivolto verso il mare.

INDICE DELL'ARTICOLO:

Prima degli aeroplani: le Officine di Finalmarina

La storia dell’ex Piaggio di Finale Ligure comincia molto prima degli aeroplani, degli idrovolanti e di quell’enorme hangar che ancora oggi sembra voler entrare direttamente in mare. All’inizio, infatti, qui si costruivano mezzi decisamente meno inclini al volo: veicoli ferroviari.

Nel 1906 nascono le Officine di Finalmarina, società presieduta da Rinaldo Piaggio e destinata alla costruzione e alla riparazione di materiale ferroviario. L’attività prese regolarmente il via nel luglio del 1907 con circa settanta operai. Lo stabilimento era tutt’altro che piccolo: occupava circa 25.000 metri quadrati, 10.000 dei quali coperti da padiglioni industriali.

Anche la posizione aveva una sua logica. La fabbrica sorgeva accanto alla ferrovia: la possibilità di raccordarsi alla linea per facilitare i trasporti aveva pesato nella scelta dei terreni. Il mare, che qualche anno più tardi sarebbe diventato fondamentale per la produzione aeronautica, per il momento poteva limitarsi a stare lì e fare il mare.

La svolta arrivò con la Prima guerra mondiale, quando le Officine iniziarono ad avvicinarsi a un settore destinato a cambiare completamente la loro storia: l’aviazione.

Ex Piaggio di Finale Ligure: l’hangar degli idrovolanti

Nel 1917 le Officine confluirono nella Piaggio & Comp. e lo stabilimento divenne un cantiere aeronautico, dedicato alla costruzione su licenza e alla riparazione di idrovolanti da ricognizione e bombardamento. A quel punto, però, serviva anche uno spazio adeguato per costruire e movimentare macchine decisamente più ingombranti di un vagone ferroviario.

L’ampliamento fu affidato all’architetto Giuseppe Momo e comprendeva un enorme hangar in cemento armato costruito praticamente sulla spiaggia. La struttura occupava circa 7.700 metri quadrati, era lunga quasi 100 metri e larga 83. Durante i lavori il progetto dovette essere modificato per permettere il passaggio dei grandi idrobombardieri Caproni da 600 hp: la navata centrale raggiunse così i 25,5 metri di larghezza e i 20 metri di altezza. L’hangar fu completato nell’agosto del 1918.

La posizione sul mare, naturalmente, non era stata scelta per offrire agli operai una pausa pranzo con vista. Gli idrovolanti dovevano raggiungere l’acqua: avere il mare davanti allo stabilimento aveva una sua evidente utilità.

È proprio questo rapporto quasi assurdo tra fabbrica e spiaggia a rendere ancora oggi riconoscibile l’ex Piaggio di Finale Ligure. Da una parte il Mediterraneo, dall’altra migliaia di metri quadrati di cemento costruiti quando, da quella stessa riva, gli aeroplani prendevano letteralmente il largo.

Un secolo di aeroplani e motori a Finale Ligure

Quello degli idrovolanti fu soltanto l’inizio. Dagli anni Venti Piaggio iniziò a progettare in proprio aeroplani e sviluppò anche la produzione di motori, mentre lo stabilimento di Finale Ligure continuò a crescere come uno dei poli aeronautici dell’azienda.

La Seconda guerra mondiale segnò inevitabilmente anche la fabbrica finalese. Nel dopoguerra, però, la produzione ripartì. Dagli stabilimenti Piaggio uscirono l’anfibio P.136, il successivo P.166 e gli addestratori P.148 e P.149, impiegati anche all’estero.

Finale si specializzò soprattutto nel settore motoristico, diventando un centro per il montaggio e la revisione di motori aeronautici a pistoni, turboelica e a reazione. Tra questi c’erano anche i Rolls-Royce Viper utilizzati sugli Aermacchi MB-339 delle Frecce Tricolori. Non esattamente quello che viene in mente oggi guardando i vetri rotti e la vegetazione che avanza dentro i capannoni.

Negli ultimi decenni la storia dello stabilimento si legò anche al P.180 Avanti, uno dei progetti più riconoscibili della Piaggio aeronautica. Intanto, però, il mercato stava cambiando e per la vecchia fabbrica stretta tra ferrovia, città e mare cominciava ad avvicinarsi un destino molto meno spettacolare del decollo di un aeroplano.

Cosa resta oggi dell’ex Piaggio di Finale Ligure

Nel 2014 iniziò il trasferimento delle attività produttive da Finale Ligure al nuovo stabilimento di Villanova d’Albenga. Dopo oltre un secolo di attività industriale rimasero così vuoti capannoni, officine e soprattutto il grande hangar affacciato sul mare.

Mi sono fermata recentemente a fotografare l’ex Piaggio di Finale Ligure dall’esterno. Dalla spiaggia si riesce ancora a leggere la struttura della vecchia fabbrica. Attraverso le finestre lo sguardo attraversa i grandi capannoni quasi senza incontrare ostacoli. Dentro non è rimasto praticamente nulla, ed è proprio questa immensità di vuoto totale a far capire quanto fosse enorme questa fabbrica. Nel frattempo la vegetazione ha cominciato a fare quello che le riesce meglio: ignorare qualsiasi piano regolatore e riprendersi lentamente il posto.

Il dettaglio che mi ha incuriosita di più si trova sulla vecchia piattaforma di cemento davanti all’hangar. Alle due estremità rimangono due massicci ancoraggi metallici fissati al cemento. Potrebbero essere stati collegati a una gru per movimentare gli idrovolanti verso il mare, ma per ora è soltanto una mia ipotesi. Senza riscontri documentari precisi, preferisco lasciare l’ultima parola al condizionale: nell’archeologia industriale un pezzo di ferro arrugginito può raccontare moltissimo, purché non gli si faccia raccontare più di quello che sappiamo.

ARTICOLI CORRELATI A Ex Piaggio di Finale Ligure: storia della fabbrica sul mare

Quale futuro per l’ex area Piaggio?

Il futuro dell’ex Piaggio di Finale Ligure è una storia decisamente più complicata del suo passato industriale. Un primo grande piano per la trasformazione dell’area risale all’Accordo di Programma del 2008, legato anche al trasferimento dello stabilimento Piaggio a Villanova d’Albenga. Negli anni successivi la fabbrica ha lasciato Finale, ma la prevista riqualificazione dell’area non è arrivata a compimento.

Nel settembre 2025 il Comune di Finale Ligure ha formalizzato la richiesta di superare l’Accordo di Programma del 2008, avviando con Regione Liguria un nuovo percorso per la riqualificazione dell’area. Pochi giorni dopo, la nuova proprietà ha depositato in Comune un nuovo masterplan strategico. Nel febbraio 2026 il sindaco Angelo Berlangieri ha fatto il punto sull’iter, che prevede un nuovo Accordo di Programma e un nuovo Piano Urbanistico Operativo.

Insomma, il trasferimento della produzione nel nuovo stabilimento di Villanova d’Albenga è cominciato nel 2014. Decidere cosa debba prendere il suo posto sta richiedendo un po’ più di tempo. Nel frattempo rimane il grande hangar affacciato sul mare sul quale il masterplan depositato nel settembre 2025 ne prevede la conservazione. E qualunque cosa accada in futuro, spero che la riqualificazione non cancelli proprio ciò che rende questo luogo diverso da qualsiasi nuova costruzione: più di un secolo di storia industriale con il mare davanti.

Demolire è facile. Il difficile è accorgersi in tempo di cosa valeva la pena lasciare in piedi.

ARTICOLI DI TENDENZA